lunedì 13 luglio 2009

Oggi intervista a Claire Bretécher

Agrippina, cellulite e altre frustrazioni (in punta di matita)
Da più di 40 anni Claire Brethécher prende in giro i francesi (e non solo) e ora confessa ad “A”: «Uomini meravigliosi?... e chi li ha mai visti».
Agrippina, cellulite e altre frustrazioni (in punta di matita)

«All’inizio di un nuovo lavoro penso di essere un genio, arrivata alla ventesima pagina mi dico che sono una vera merde». Madame Bretécher ha il gusto francese per le parole d’effetto. Le usa con agio, soprattutto se parla di sé, ma con raffinata discrezione. Quando si guarda in televisione (rarissimo che accetti di andarci) dice che si trova «veramente brutta e con niente da dire».

Claire Bretécher per molti è un mito: la prima donna disegnatrice di fumetti e vignette, dalla cui penna sono nati capolavori di satira come I frustrati e personaggi come Cellulite e Agrippina, usciti in Italia su Linus e poi pubblicati da Bompiani.

Il semiologo Roland Barthes la definì “il miglior sociologo francese”, per la sua capacità di interpretare, con sagacia e ironia, le piaghe e i difetti della società contemporanea: dalla depressione allo stress, dalle complicazioni degli adolescenti agli effetti dei nuovi metodi di procreazione artificiale.

Un caschetto di capelli biondi e uno sguardo azzurro che ti attraversa da parte a parte: alla bellezza scintillante delle sue foto a trent’anni si è aggiunta qualche ruga, ma la signora è la dimostrazione vivente di come il tempo possa essere garbato e charmant.

Vive a Montmartre, da dove guarda la distesa di romantici tetti grigi della Ville lumière. Il suo studio è pieno di schizzi, ritratti e disegni di altri colleghi appesi alle pareti. Claire lavora ancora in modo artigianale, tutto matite, chine, acquerelli. Usa il phon per seccare i colori e diversi tipi di cutter per grattare e correggere. Il tavolo è pieno di colori e a fianco c’è un enorme cestino di bozze che non vengono mai gettate: «Mia madre mi diceva sempre che non me ne fregava niente di niente, e quindi, non fosse altro che per contrariarla, ho scatole intere di vecchi schizzi. Non ha alcun senso, ma è una specie di superstizione, e poi mi serve per dimostrare a me stessa che sto lavorando. Voilà!»

Dopo 45 anni di carriera e 25 volumi pubblicati, Claire confessa di aver avuto una specie di illuminazione da giovane: «Trovare il proprio stile di disegno era come trovare la propria scrittura. Visto che questa la possedevo già, il disegno è venuto tutto da solo». È arrivata a Parigi da Nantes, ma non le piace parlare della «vita miserabile» che ha fatto all’inizio, nel tentativo di affermarsi come disegnatrice.

Nel 1963 lavorava già con René Goscinny - il “padre” di Asterix e Lucky Luke - ma la sua carriera prende il volo quando collabora al celeberrimo Tintin.

Il primo personaggio interamente suo è Cellulite, parodia di una giovane principessa medievale, figlia di un re erotomane e, a sua volta, alla continua rincorsa di uomini per trovare il suo principe azzurro.

Rapporti coniugali, conflitti generazionali, complessi ed emancipazione delle donne sono alcuni dei temi de I frustrati, la più famosa delle sue creazioni, che ha segnato gli anni Settanta disegnando un’incisiva caricatura della società parigina, agiata ed emancipata, perennemente depressa, «che pensa a sinistra ma vive a destra», combattuta tra esistenza bohémienne e grandi ideali.

Con Agrippina ha inventato un linguaggio che è entrato nel vocabolario di più e meno giovani: la protagonista è un’adolescente viziata e di buona famiglia, lacerata da dilemmi e futili problemi esistenziali. Anche qui emerge la caricatura di una società parigina divisa tra rigore e consumismo, in cui gli adolescenti sono dipinti come falsi ribelli preoccupati soprattutto delle apparenze, mentre gli adulti sono dei finti hippies che cercano di salvaguardare le loro illusioni di libertà di spirito mentre in realtà conducono una vita grigia e meschina.

Santa Teresa d’Avila, la mistica carmelitana spagnola, è stata trasformata dalle sue strisce in militante ante litteram del movimento delle donne: «Sono stata sempre un po’ tentata dal femminismo, perché mia madre non lo era nei fatti, ma solo a parole. Però ho sempre detestato l'impegno diretto: ero una femminista per i miei lettori e una faccia da schiaffi per le femministe». Di certo madame non è una fan della vita familiare, e quando incontra donne incantate da “uomini meravigliosi” le esce solo un commento sarcastico: «Personalmente non ne ho mai visti».

Dopo aver fondato la casa editrice che porta il suo nome (Éditions Bretécher), è nato un grande feeling con l’attrice francese Sylvie Testud, che ha portato sul palcoscenico alcuni dei suoi personaggi. Ma il lavoro continua, tra un’incertezza e l’altra sulla fine di una storia. «Il mio sogno? Che il mondo intero possa conoscere i miei disegni e che nessuno conosca me. Preferisco che mi immaginino diversa da come sono».

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