giovedì 24 aprile 2008

Ordinanza "civile" a Rimini: vietato giocare per strada

In molti paesi europei - tra i quali Germania, Olanda, Francia, Portogallo, Repubblica Ceca, Finlandia, Polonia, Inghilterra, Irlanda - tra oggi e domani si svolgeranno street parades, azioni dirette, occupazioni, incontri, concerti e altre iniziative che fanno riferimento a un network informale che l'autunno scorso ha lanciato gli International Days of Actions for Autonomous Spaces. A Berlino, in particolare, vi sarà un convegno di 3 giorni intitolato The right to the city, durante il quale ricercatori militanti e attivisti degli spazi sociali si interrogheranno su quelle politiche di ristrutturazione territoriale che prevedono regolarmente l'espulsione delle forme-di-vita alternative e/o popolari dal centro urbano e indagheranno la contemporanea privatizzazione delle infrastrutture cittadine, per non parlare dell'azzeramento di qualsiasi politica sociale decente sull'abitare. Una delle discussioni più interessanti, però, sarà certamente quella dedicata a comprendere come la «gentrificazione» progressiva dei cosiddetti quartieri alternativi e/o popolari si avvalga di una, più o meno cosciente, collaborazione attiva di molti centri sociali o comunque di posti nei quali la libera creatività è stata sempre preferita come pratica di vita alla serializzazione delle esperienze. Ovvero cercare di capire come le forme-di-vita autonome vengano piegate dal capitalismo cognitivo a divenire creative class e farsi così «pioniere» dell'occupazione militare del territorio da parte delle agenzie della rendita capitalistica.
In Italia credo siano pochissimi gli spazi autonomi e le occupazioni che hanno aderito a queste giornate. Ed è un peccato, poiché sarebbe stata una occasione in più per cercare di connettere le lotte metropolitane a un livello continentale: inoltre, avrebbero potuto essere, a due giorni dalle elezioni politiche più noiose e inutili della storia repubblicana, l'apertura di uno spazio pubblico dentro il quale far risuonare qualche parola non contro o a favore di qualche coalizione o partito bensì a favore di un nuovo progetto comune di difesa e rinnovamento degli spazi sociali e contro le politiche securitarie che stanno imperversando ovunque in Italia, a costo di rasentare più volte il ridicolo se non fosse che poi questa nuova normativizzazione del sociale agisce effettivamente come regolatrice globale delle condotte. Se non fosse che anche qui la «gentrificazione» è oramai passata senza che vi sia stata nessuna vera opposizione. Se non fosse che si va in galera se ti beccano a fare una scritta sui muri. Se non fosse che poco a poco tutti, ma proprio tutti, stanno interiorizzando il codice di comportamento per il quale vivere in una città equivale a vivere in un campo di detenzione a cielo aperto.
Un ultimo esempio della protervia del controllo ci arriva da Rimini - già, proprio lei, la città divertimentificio - dove il comune targato Pd (ma col silenzio-assenso di tutte le altre «sinistre») ha emanato solo pochi giorni fa un nuovo regolamento cittadino che aumenta a dismisura i vari dispositivi di sicurezza - telecamere e luci ovunque per illuminare e registrate tutto ciò che accade - e, non contento, promulga una serie di divieti che mostrano agevolmente che il concetto di fondo che lo muove è che nei luoghi pubblici, come parchi o giardini o piazze, non si può e non si deve fare nulla. Non ci si può lavare alle fontane o arrampicarsi su qualsiasi superficie, non si può giocare per strada o in piazza, tanto meno sedersi o dormire per terra, non si deve «bivaccare» e ovviamente non si può scrivere o disegnare nulla sui muri.
La chiamano, in gergo burocratico, lotta al degrado o normativa per il decoro urbano, anche se in realtà la dizione giusta sarebbe qualcosa tipo «atti di polizia biopolitica»: governamentalizzazione delle forme-di-vita e repressione di ogni genere di «eccedenza». Oltre alla oramai datata pulizia etnica, passata già nella normale amministrazione imperiale, adesso abbiamo anche la pulizia morale che si occupa di eliminare qualsivoglia elemento di irriducibilità del comportamento umano, come quello di giocare in strada, ad esempio: «bambine e bambine imparate fin da subito che potete fare quello che volete ma individualmente e ben chiusi e sicuri all'interno delle mura domestiche (se le avete, altrimenti nisba)».
Se non fosse per le compagne e i compagni del Laboratorio Occupato Paz - il centro sociale riminese recentemente al centro delle «attenzioni» incendiarie dei locali militanti di Forza Nuova - che stanno denunciando con forza la valenza ultrarepressiva dell'ordinanza non ne avremmo saputo nulla (cfr. http://www.autistici.org/lopaz/). Tutto normale, tutto come deve essere, tutto come solo può essere nella metropoli neoliberale.
È sempre più difficile pensare la propria alterità dentro lo spazio onnilaterale del biopotere e tuttavia non possiamo far cadere la ricerca pratica di cosa significhi costruire la nostra esteriorità al dominio. Non sarà semplice attraversare la metropoli in questo senso di marcia. Soprattutto non sarà una passeggiata pacifica.

Articolo di Marcello Tarì per DeriveApprodi

1 commento:

Fabrizio ha detto...

Insomma, per il bene dei bambini, no?
Così chi vorrà giocare, porterà i figli a Mirabilandia, pagando il biglietto ;)

Signùr, che tristessa...

(vedo che hai cambianto pseudonimo ;)

Saluti

Fab